Negli ultimi giorni, l’amministrazione del Comune di Barcellona è stata coinvolta in una polemica mediatica a causa di un sacco di discussioni su una guida distribuita nelle scuole con consigli su come affrontare il Ramadan con gli studenti.
La guida, chiamata “Orientacions per a centres educatius durant el Ramadà” (Orientamenti per i centri educativi durante il Ramadan), offre una serie di consigli per convivere con una delle principali festività musulmane in una città dove metà dei giovani è nata all’estero e che da anni cresce con l’arrivo di persone provenienti da tutto il mondo e di origini diverse.
No, la musica non è vietata nelle scuole di Barcellona
A seguito della pubblicazione di questo documento, diversi media hanno dato per scontato che il Comune abbia imposto un “blackout musicale” nelle scuole per non offendere chi celebra il mese sacro dell’Islam, alimentando una narrativa di censura e perdita di laicità nelle istituzioni.
Tuttavia, la realtà dei fatti è riportata nero su bianco nella guida “Orientacions per a centres educatius durant el Ramadà”(Linee guida per gli istituti scolastici durante il Ramadan), un documento tecnico elaborato dall’Ufficio Affari Religiosi (OAR) e dal Programma BCN Interculturalità che mira proprio a evitare questo tipo di malintesi attraverso informazioni rigorose. Lungi dall’essere un manuale di divieti, il testo è una guida alla convivenza che chiarisce, fin dalla prima pagina, che i diritti religiosi non possono prevalere sull’istruzione obbligatoria dei minori.
Contro i titoli allarmistici, il documento originale del Comune stabilisce un quadro di riferimento in cui il rispetto del programma scolastico è non negoziabile e obbligatorio per tutti gli studenti. Ecco perché vi lasciamo qui una piccola lista di citazioni letterali dal documento, che potete consultare online.
La musica e la ginnastica rimangono obbligatorie
Il punto più delicato del dibattito è stata la presunta esenzione dalla musica. Tuttavia, il manuale è chiaro a pagina 5: “Non esiste alcuna norma che esenti gli studenti musulmani da nessuna delle materie curriculari, nemmeno durante il mese del Ramadan”.
La guida si limita a spiegare che, nella pluralità delle interpretazioni della fede islamica, alcune famiglie possono considerare che attività come la musica o la danza non sono adatte a un mese dedicato esclusivamente alla pietà e alla spiritualità. Di fronte a questo, il Comune raccomanda agli insegnanti di avere questa “sensibilità” quando si programmano attività particolarmente rilevanti o, in mancanza di ciò, di offrire alternative specifiche per facilitare l’inclusione, ma in nessun caso si ordina di silenziare le aule né si permette a uno studente di smettere di fare i compiti per questo motivo.
La scuola non è “custode” della fede
Un altro mito che questo documento aiuta a sfatare è l’idea che le scuole debbano controllare che i bambini rispettino rigorosamente il digiuno. Il manuale dice chiaramente che “non è compito della scuola fare da ‘guardiano’ delle credenze religiose di nessuna famiglia”.
In effetti, la guida è molto chiara sulla protezione dei minori: se uno studente decide di mangiare o bere, la scuola non solo non deve impedirglielo, ma se cercasse di costringere il bambino a continuare il digiuno, violerebbe il “deu de tenir cura de l’infant” (dovere di prendersi cura del minore). La priorità della scuola è sempre l’interesse superiore del bambino e la sua salute, attivando i protocolli abituali se viene rilevato qualsiasi malessere fisico.
I diritti di assenza sono già fissati dalla legge statale
È importante sottolineare che la possibilità per gli studenti di assentarsi il venerdì a mezzogiorno (dalle 13:30 alle 16:30) per partecipare alla preghiera, o di assentarsi durante festività importanti come l’Aïdu l-fitr, non è una nuova concessione del Comune di Barcellona. Questi diritti derivano dalla legge 26/1992, un accordo di cooperazione firmato dallo Stato spagnolo con la Commissione Islamica di Spagna più di trent’anni fa, che garantisce la libertà religiosa nel campo dell’istruzione a livello nazionale.
4Uno strumento per la convivenza, non un manuale di regole
L’obiettivo finale di questo documento è fornire agli insegnanti gli strumenti per gestire una realtà diversificata e “prevenire situazioni di discriminazione”. Barcellona punta su un modello di interculturalità in cui la conoscenza dell’altro serva a superare i pregiudizi e garantire un trattamento equo