Errata corrige: questo articolo è stato scritto con l’intento di correggere un precedente articolo pubblicato su questa rivista, in cui si affermava erroneamente che a Barcellona si veniva multati per “tomar la fresca”. L’interpretazione non era corretta e ci rammarichiamo sinceramente per la confusione che può aver causato. Accettiamo l’errore e stiamo lavorando per garantire che ciò non si ripeta.
Negli ultimi giorni si è diffusa una notizia secondo cui il Comune di Barcellona inizierà a multare fino a 500 euro coloro che portano le sedie in strada per chiacchierare con i vicini. Il classico gesto di “tomar la fresca”, che non è certo molto comune a Barcellona, ma è profondamente radicato nell’immaginario popolare, soprattutto ora che è estate, sarebbe vietato. Ma la verità è che la notizia è falsa.
L’ordinanza sulla civiltà in vigore dal 20026 – e anche quella attualmente in fase di revisione – non vieta in alcun momento di sedersi sul marciapiede e parlare. Lo stesso Comune di Barcellona lo nega e addirittura, vista la viralità della notizia, il sindaco Jaume Collboni ha pubblicato una storia su Instagram che smentisce la bufala.
Cosa dice in realtà il regolamento
La confusione nasce da un’errata interpretazione di vari articoli dell’ordinanza, che in realtà parla genericamente di “promozione della convivenza civile”. L’articolo più rilevante è il 58, che vieta “l’uso improprio dello spazio pubblico”, come accamparsi, dormire per strada o fare la doccia nelle fontane. Le multe per questi comportamenti raggiungono i 500 euro.
Allo stesso modo, l’articolo 35 vieta “l’esercizio di attività di qualsiasi tipo nello spazio pubblico quando ostacolano o possono ostacolare la circolazione stradale sulla pubblica via…“, che potrebbe essere interpretato come un modo aperto per multare l’installazione di sedie in strada. Il Comune nega questo punto e, inoltre, l’ordinanza stabilisce che “i comportamenti elencati nel comma 4 dell’articolo precedente sono considerati reati minori, e sono puniti con una multa fino a 200 euro”, quindi i 500 euro di cui sopra non si applicherebbero.
In breve, il “sedersi all’aperto” o le attività da esso derivate non sono contemplate nell’ordinanza sulla civiltà (né nel dibattito).
E che dire delle grigliate sul balcone?
Oltre alla bufala delle multe per “tomar la fresca”, è circolata anche l’idea che a Barcellona siano vietati barbecue, calçotades o costellades su balconi e terrazze. E no, questo non è del tutto vero. Attualmente nessuna ordinanza comunale vieta esplicitamente di cucinare in spazi esterni privati, come balconi o terrazze. Tuttavia, ci sono diverse sfumature da tenere in considerazione.
Esiste un decreto sulle misure di prevenzione degli incendi (decreto 64/1995 del 7 marzo 1995), su cui si sono basati molti articoli, che stabilisce il divieto di accendere fuochi in aree non consentite a questo scopo entro 500 metri da un’area boschiva o in situazioni di particolare pericolo. Ma questo vale solo per questi casi specifici, quindi non riguarda la maggior parte delle terrazze e dei balconi all’interno della città.
Il barbecue può essere multato… ma con delle sfumature
L ‘articolo 3.5 dell ‘ordinanza sulla convivenza civile stabilisce che, sebbene si applichi agli spazi pubblici, “si applica anche agli spazi, alle costruzioni, alle installazioni e alle proprietà private quando si svolgono comportamenti o attività che incidono o possono incidere negativamente sulla convivenza”. In altre parole, se un’attività privata (come cucinare) viene svolta sul balcone (o in un altro spazio della casa) e incide sulla convivenza, il Comune può intervenire.
In linea con le ordinanze comunali, l’Ordenança de Paisatge Urbà stabilisce che “nessun oggetto o elemento può essere installato o conservato sulle superfici di terrazze o balconi, ad eccezione di quelli espressamente previsti dalla presente ordinanza”. Le menzioni, tuttavia, si riferiscono a vasi di fiori o pubblicità. Non si parla di fuochi o barbecue, ma il fatto è che se non sono “installati o conservati”, non dovrebbero esserci problemi.
D’altra parte, le comunità di vicini possono stabilire restrizioni interne, sulla base della legge orizzontale sulla proprietà, se ritengono che rappresentino un rischio per l’edificio o un fastidio costante. Questa legge, va notato, è una legge statale e non comunale.
Infine, è vero che, se il fumo, il rumore o gli odori generati colpiscono altre persone, si può denunciare: il Codice civile della Catalogna vieta, attraverso il “llei d’immisions”, le intrusioni “illegittime” – come il fumo o il rumore eccessivo – nelle case altrui.
In breve: non è vietato fare un barbecue, ma può essere vietato o multato se si ritiene che provochi un fastidio agli altri vicini.