Barcellona ha un lato B che non compare sulle cartoline del Paseo de Gracia. È una città di tunnel, serbatoi d’acqua e magazzini di tesori che normalmente sono chiusi a chiave per motivi di sicurezza o di pura logistica. Tuttavia, il 2026 non è un anno qualsiasi: la città detiene il titolo di Capitale Mondiale dell’Architettura e, sotto questa egida, il festival 48h Open House Barcelona ha deciso di riprendere il suo ciclo più mistico, gli Spazi Nascosti, integrandoli nel programma Open Barri.
La proposta è tanto allettante quanto esclusiva. Non si tratta di fare la fila ed entrare, ma di un accesso limitato che quest’anno debutta in una nuova forma. Per evitare il dramma dei siti web intasati e garantire a tutti le stesse opportunità, l’organizzazione ha messo in piedi un sistema di sorteggio. Se vuoi scendere nelle viscere della città o attraversare ponti che di solito sono vietati, dovrai iscriverti tra il 4 e l’11 febbraio attraverso il sito web ufficiale.
Un magazzino di reliquie e ponti ricchi di storia
La selezione di quest’anno è un viaggio attraverso l’ingegneria e il patrimonio meno ovvio. Uno dei punti forti è il Magatzem de Patrimoni Canyelles. Immagina un luogo dove riposano i pezzi della storia di Barcellona che non trovano posto nei musei o che aspettano il loro turno per essere restaurati, dai resti di statue ai vecchi arredi urbani che raccontano chi siamo stati. Le visite si terranno lunedì 16 e 23 febbraio nel pomeriggio.
Per gli amanti dell’architettura idraulica, l’appuntamento imperdibile è alla Stazione di Distribuzione Trinitat (ATL) mercoledì 18 febbraio. È un’occasione d’oro per capire come l’acqua arriva ai nostri rubinetti da un’infrastruttura imponente, un nodo logistico vitale per la città che sopravvive sotto il nodo della Trinitat. D’altra parte, sabato 21 febbraio sarà possibile scoprire il Pont dels Tres Ulls, un antico ponte ferroviario oggi semi-nascosto che è fondamentale per capire l’evoluzione urbanistica e il passato industriale dei quartieri del Besòs.
I segreti di Nou Barris e i passaggi privati
Il programma si concentra in particolare sulla zona nord della città, dove l’architettura diventa funzionale ed epica. Gli acquedotti storici saranno i protagonisti a Ciutat Meridiana (sabato 21) e a Torre Baró (mercoledì 25). Questi giganti di pietra, come quello di Baix Vallès, rivelano l’ingegneria necessaria per rifornire una Barcellona in piena crescita nel XIX secolo, attraversando burroni e collegando quartieri che oggi sembrano mondi a parte.
Ma se cerchi qualcosa di più intimo, domenica 22 febbraio saranno aperti i passaggi privati dell’architetto Millàs e di Santa Eulàlia. Questi angoli sono piccole oasi di pace e design progettate all’inizio del XX secolo, dove il Modernismo e il Noucentisme sono stati applicati alla vita quotidiana. Sono strade che appartengono alla sfera privata e che, per un giorno, permettono ai curiosi di sbirciare per capire perché l’architettura di Barcellona è oggetto di studio a livello internazionale.
Guida agli spazi e alle date chiave:
- Magatzem de Patrimoni Canyelles (16 e 23 febbraio): il “ripostiglio” ufficiale della storia della città. Un gigantesco archivio di opere d’arte e reperti archeologici che non sono in mostra. Situato a Nou Barris.
- ATL Estació Distribuïdora Trinitat (18 febbraio): una cattedrale tecnologica dell’acqua. È il punto nevralgico dove viene gestita la fornitura di gran parte dell’area metropolitana.
- Il Pont dels Tres Ulls (21 febbraio): un gioiello nascosto dell’ingegneria civile che serviva per il passaggio della ferrovia e che oggi è una testimonianza silenziosa del passato ferroviario di Vallbona.
- Acquedotti a Ciutat Meridiana (21 febbraio): un tour delle antiche condutture idriche che aggirano la complessa orografia del quartiere, unendo funzionalità e storia.
- Passaggi privati di Manuel Joaquim Raspall e Millàs (22 febbraio): piccoli gioielli urbanistici nascosti a Sants-Montjuïc che conservano il fascino della Barcellona di un secolo fa.
- Acquedotti a Torre Baró (25 febbraio): una visita per capire come l’acqua attraversava la montagna attraverso strutture che oggi sembrano acquedotti romani ma che sono molto più recenti.

