La geografia amministrativa catalana è piena di curiosità, ma poche sono così particolari come la situazione di Gósol. Questo incantevole comune di montagna, adagiato ai piedi dell’imponente Pedraforca, si trova nella regione del Berguedà. Tuttavia, a differenza di tutti i suoi vicini, non appartiene alla provincia di Barcellona, ma a quella di Lleida, un fatto che ha causato un costante grattacapo amministrativo ai suoi abitanti. Questa domenica, gli abitanti di Gósol hanno detto “basta” a questa anomalia.
Attraverso una consultazione popolare, i cittadini hanno votato a stragrande maggioranza a favore dell’avvio del processo per cambiare provincia e unirsi alla provincia di Barcellona. Un totale di 88 voti a favore, contro solo 12 contrari, ha segnato un chiaro “sì”. Con un’affluenza alle urne di poco superiore al 50% degli elettori, la voce degli abitanti si è fatta sentire.
Più vicino a Berguedà che a Ponent
La decisione del consiglio e dei residenti non è un capriccio nostalgico, ma una questione di pura necessità e pragmatismo, come spiegano fonti comunali. In pratica, la vita quotidiana dei residenti di Gósol, dai servizi sanitari a quelli amministrativi, dalla mobilità all’accesso agli aiuti, è molto più legata alla rete sociale ed economica di Berguedà e, per estensione, all’area di influenza di Barcellona, che non a quella di Ponent (Lleida).
Questa doppia appartenenza geografica e amministrativa genera “costanti lamentele”, secondo il Comune. Ad esempio, quando vengono varati piani regionali o programmi e progetti di sovvenzione da parte della Provincia di Barcellona, Gósol viene automaticamente escluso a causa della sua appartenenza amministrativa a Lleida.
L’integrazione nella provincia di Barcellona significherebbe quindi una “coerenza territoriale” che faciliterebbe le procedure, migliorerebbe l’accesso alle risorse e, in breve, garantirebbe un futuro più stabile alla città, che fa parte del Parco Naturale Cadí-Moixeró.
Un lungo percorso burocratico
Sebbene il risultato della votazione sia stato molto chiaro, non si tratta di un punto di arrivo, ma dell’inizio di un complesso processo amministrativo. La consultazione è puramente consultiva e il cambio di provincia non è automatico. Il Comune di Gósol dovrà ora redigere una relazione sui risultati e sulle motivazioni dei residenti.
Successivamente, dovrà richiedere una relazione favorevole a tutte le istituzioni coinvolte, tra cui i Consigli provinciali di Barcellona e Lleida, il Consiglio regionale di Berguedà e, naturalmente, la Generalitat de Catalunya. Infine, e questo è l’ostacolo più grande, il cambiamento ufficiale richiede una modifica normativa.
La distribuzione provinciale in Spagna è regolata per legge, il che significa che il processo potrebbe richiedere l’approvazione del Parlamento catalano e, se necessario, del Congresso dei Deputati. Se il cambiamento verrà approvato, non solo correggerà un’anomalia che dura da decenni, ma creerà anche un precedente notevole: quello di un piccolo comune che, per volontà di vicinato e coerenza territoriale, decide di ridefinire la propria appartenenza amministrativa. Una mossa che potrebbe senza dubbio aprire un dibattito in altre zone della Catalogna con distribuzioni storiche simili e che dimostra come, a volte, la vicinanza ai servizi essenziali superi la tradizione.