La Generalitat de Catalunya, consapevole che i rischi sono sempre più imprevedibili, grazie al cambiamento climatico e alla dipendenza digitale, ha lanciato una campagna che ci fa uscire dalla passività: lo zaino di emergenza.
L’iniziativa, presentata dall’assessore agli Interni e alla Sicurezza pubblica, Núria Parlon, ha un obiettivo chiaro e molto giornalistico: mettere al centro l’autoprotezione e la corresponsabilità dei cittadini. Nel linguaggio di Barcelona Secreta: ci chiedono di smettere di essere spettatori di catastrofi e di iniziare a influenzare la nostra sopravvivenza. L’obiettivo? Essere preparati a uno scenario di isolamento o di mancanza di servizi di base per almeno 72 ore, seguendo le raccomandazioni dell’Unione Europea.
L’elenco dei “must-have” per sopravvivere allo scenario di “assenza di servizi”.
Se pensavate che il kit di emergenza fosse roba da film apocalittici, è ora di aggiornarsi. La Protezione Civile promuove questa idea da un decennio, ma è ora che la necessità si fa pressante. Il kit di resistenza di base non è complesso, ma è fondamentale. Dovrebbe essere posizionato vicino alla porta di casa per un accesso immediato, come quella borsa che si ha sempre a portata di mano prima di uscire.
Secondo la Generalitat, questi sono alcuni degli elementi che non possono mancare nel vostro “zaino del futuro”:
- Acqua e cibo: il minimo consigliato è di 1,5 litri di acqua per persona al giorno, oltre a cibo non deperibile e in scatola.
- Comunicazioni all’antica: una radio a batteria (e batterie di ricambio) è essenziale, poiché le app e le fibre ottiche possono andare in tilt.
- Luce e calore: torcia e fiammiferi.
- Finanza off-line: contanti. L’esperienza recente ha dimostrato che senza luce non ci sono POS o ATM.
- Documentazione essenziale: copie di carte d’identità, ricette mediche e qualsiasi documento essenziale.
- Forniture speciali: includere farmaci personali, articoli per bambini o cibo per animali domestici/documenti.
La crisi che ha messo a nudo la nostra dipendenza dalla tecnologia
L’urgenza di questa campagna non è casuale. Come ha sottolineato il Ministro Parlon, il blackout di massa che ha colpito la Catalogna lo scorso aprile ci ha ricordato dolorosamente la nostra fragilità. Le persone si sono trovate nell’impossibilità di effettuare pagamenti elettronici, senza accesso alle informazioni o, in molti casi, alle risorse di base.
Il concetto di prontezza di 72 ore non è un’invenzione catalana. È uno standard promosso dall’Unione Europea e replicato dalle organizzazioni di protezione civile di tutto il continente, come ci ricordano altre guide di sopravvivenza spagnole (Fonte: Proteccion Civil / RTVE). L’obiettivo dei tre giorni è anticipare i possibili ritardi nel ripristino dei servizi di base (elettricità, acqua, comunicazioni) in scenari ad alto impatto, siano essi inondazioni o tempeste estreme.
Mentre il kit di base catalano si concentra sull’immediato, a livello nazionale e internazionale vengono rafforzati alcuni punti chiave. Ad esempio, alcune guide della Protezione Civile in Spagna insistono sulla necessità di avere almeno 5 litri d’acqua per persona, o anche cibo non deperibile che non richiede cottura, o materiale per allestire un riparo di base, come teli di plastica.